Le “Linee guida sul Partenariato Speciale Pubblico-Privato per gli Istituti e i luoghi della cultura (PSPP)” adottate con Decreto n. 79 del 1° agosto 2025 del Capo del Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero della Cultura.
Con Decreto n. 79 del 1° agosto 2025, il Capo del Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero della Cultura ha recentemente adottato le nuove “Linee guida sul Partenariato Speciale Pubblico-Privato per gli Istituti e i luoghi della cultura (PSPP)” al fine di fornire indicazioni operative per conferire omogeneità, efficienza ed efficacia all’applicazione del Partenariato Speciale Pubblico Privato per i beni culturali disciplinato all’art. 134 comma 2 del d. lgs. n. 36/2023 e dall’art. 89, comma 17, del d. lgs. n. 117/2017.
Come noto, infatti, la prima norma, cioè quella di cui all’art. 134, comma 2, del d. lgs 36/2023, prevede che “per assicurare la fruizione del patrimonio culturale della nazione e favorire altresì la ricerca scientifica applicata alla sua tutela o alla sua valorizzazione, lo Stato, le regioni e gli enti territoriali possono, con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, attivare forme speciali di partenariato con enti e organismi pubblici e con soggetti privati, dirette a consentire il recupero, il restauro, la manutenzione programmata, la gestione, l’apertura alla pubblica fruizione e la valorizzazione di beni culturali, attraverso procedure semplificate di individuazione del partner privato analoghe o ulteriori rispetto a quelle previste dall’articolo 8”. La seconda disposizione, cioè l’art. 89, comma 17, del d. lgs. n. 117/2017, invece dispone che “in attuazione dell’articolo 115 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, le regioni, gli enti locali e gli altri enti pubblici possono attivare forme speciali di partenariato con enti del Terzo settore che svolgono le attività indicate all’articolo 5, comma 1, lettere f), i), k) o z), individuati attraverso le procedure semplificate di cui all’articolo 151, comma 3, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, dirette alla prestazione di attività di valorizzazione di beni culturali immobili di appartenenza pubblica”.
La previsione di Linee guida in tema di PSPP, dunque, fa emergere ancor di più come il medesimo debba ormai essere inteso quale strumento che segna un passaggio importante nella gestione e nella valorizzazione del patrimonio culturale italiano.
Negli ultimi decenni, infatti, la collaborazione tra pubblico e privato nel settore culturale si è spesso limitata a concessioni di servizi o sponsorizzazioni; mentre con il PSPP si intende dare spazio ad una prospettiva più ampia. Infatti, con il PSPP i soggetti privati – che siano imprese, associazioni o enti del Terzo Settore – non vengono coinvolti solo nella fase gestionale, ma possono contribuire fin dall’inizio alla progettazione condivisa delle strategie di valorizzazione.
È un cambio di paradigma che mette al centro la co-progettazione e la logica della sussidiarietà orizzontale, dove pubblico e privato lavorano insieme per un obiettivo comune: rendere i luoghi della cultura più vivi, accessibili e sostenibili.
Il nuovo modello, nelle intenzioni del Ministero, inoltre si distingue anche perché i contratti stipulati sono gratuiti per la Pubblica Amministrazione. Questo non significa assenza di ritorni economici, ma piuttosto la possibilità per i partner privati di generare valore – anche indiretto – attraverso attività culturali, creative e imprenditoriali. La PA, dal canto suo, mantiene la regia delle scelte strategiche e garantisce la tutela e la conservazione dei beni.
Le Linee guida, inoltre, come meglio si dirà infra, chiariscono che il PSPP non riguarda solo i grandi musei o i luoghi già consolidati, ma anche siti minori o poco utilizzati, spesso esclusi dai circuiti turistici principali, che tramite tale strumento potranno essere recuperati e rilanciati. In questo modo, la collaborazione pubblico-privato può contribuire a ridare vita a interi territori, intrecciando cultura, innovazione sociale ed economia locale.
Un aspetto interessante è anche l’apertura verso le imprese culturali e creative: il partenariato speciale consente di sperimentare forme innovative di gestione, di merchandising e di promozione, valorizzando i marchi istituzionali e creando sinergie con il mondo produttivo.
Le Linee guida, poi, guardano con particolare attenzione anche agli Enti del Terzo Settore (ETS), attribuendogli espressamente il ruolo di attori privilegiati nei processi di co-programmazione e co-progettazione pubblico-privata, ruolo questo che già andava configurandosi a partire dal d.lgs. 117/2017, recante il Codice del Terzo Settore. Il PSPP rafforza questa dimensione, permettendo a tali soggetti di affiancare le istituzioni pubbliche nella cura e nella fruizione dei beni culturali, in un’ottica di interesse generale.
Nella visione del Ministero, dunque, le Linee guida rappresentano una tappa significativa per il futuro della cultura in Italia dal momento che il partenariato speciale pubblico-privato si pone quale concreta occasione per costruire alleanze durature, capaci di unire risorse, competenze e visioni diverse. Una sfida che invita a pensare al patrimonio culturale non come ad un’eredità statica, ma come a un motore di innovazione, partecipazione e sviluppo condiviso.
Ciò premesso in via generale, il Decreto in commento vuole fornire un quadro organico di indirizzi applicativi per l’istituto del PSPP per gli istituti e i luoghi della cultura che, pur introdotto già nel d.lgs. 50/2016, ha trovato la sua piena definizione normativa con il d.lgs. 36/2023.
Il già menzionato articolo 134 del nuovo Codice degli appalti, infatti, rappresenta il cuore del dispositivo: esso consente alle amministrazioni pubbliche, non solo statali ma anche regionali e territoriali, di attivare forme speciali di partenariato con soggetti privati e con enti del Terzo Settore, finalizzate al recupero, restauro, manutenzione programmata, gestione, apertura alla pubblica fruizione e valorizzazione dei beni culturali. Si tratta di contratti qualificati come gratuiti per la Pubblica Amministrazione (art. 8 e art. 13 d.lgs. 36/2023), che comunque possono produrre utilità – anche indirette – per il partner privato, nel rispetto dei principi generali di legalità, trasparenza e concorrenza, con la previsione di canoni e royalty in favore dell’Amministrazione concedente.
Il PSPP, inoltre, si distingue nettamente dal modello concessorio disciplinato dagli articoli 174 e seguenti del Codice, nonché dall’art. 117 del d.lgs. 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio). Il partenariato speciale introduce infatti una logica di co-progettazione strategica, che coinvolge il partner privato già nella fase ascendente della programmazione. In questo senso, il PSPP incarna una vera e propria applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale sancito dall’art. 118 Cost., richiamato anche dal Codice del Terzo Settore (d.lgs. 117/2017, art. 55 e art. 89, co. 17).
La “innovazione” non è solo giuridica, ma anche organizzativa e gestionale. Le Linee guida, infatti, prevedono procedure semplificate e flessibili, adattabili alle diverse realtà territoriali e istituzionali, e valorizzano la possibilità di affidare non solo singoli servizi, ma la gestione integrale di interi beni culturali, con particolare attenzione a quelli sottoutilizzati o esclusi dai principali flussi turistici. Viene così aperta la strada ad un modello di collaborazione in grado di promuovere non solo la conservazione e la tutela, ma anche l’innovazione culturale, il coinvolgimento delle comunità locali e persino lo sviluppo di attività imprenditoriali in campo culturale e creativo (imprese culturali, merchandising, marchi istituzionali). Trattasi quindi di modello che, pur mantenendo la regia pubblica sulla tutela e la valorizzazione dei beni culturali, apre spazi nuovi per la partecipazione, l’innovazione e la sostenibilità economica del patrimonio culturale italiano.
Invero, rispetto alla concessione di servizi culturali (in particolare i servizi aggiuntivi ex art. 117 d.lgs. 42/2004), il PSPP non si limita all’esternalizzazione di singoli servizi; come detto infatti mette al centro la co-progettazione strategica e la possibilità di affidare la gestione integrata di beni – anche sottoutilizzati o fuori dai grandi flussi – con la PA che mantiene la regia su obiettivi, tempi e presidi di tutela. Le Linee guida sottolineano invero come il ricorso prevalente ai modelli concessori abbia spesso ostacolato il rilancio di siti “minori”, mentre il PSPP consentirebbe un processo di sviluppo condiviso e più flessibile.
Sul piano operativo, le Linee guida prevedono un procedimento ad evidenza pubblica, individuando uno schema di avviso per la stessa, che definisce oggetto, obiettivi, durata proporzionata anche agli eventuali investimenti, luoghi, obblighi assicurativi e requisiti di ammissibilità/capacità dei partner, così come la governance della concessione, incluso l’organismo di collaborazione, l’uso dei marchi e segni distintivi, fino alla previsione secondo cui i risultati/prodotti (anche digitali) restano acquisiti al patrimonio dell’Ente.
Infatti, in ottica di valorizzazione economica, le Linee guida richiamano l’ecosistema delle imprese culturali e creative (disciplinate dal Decreto MiC n. 402 del 28 ottobre 2024) e la possibilità per istituti e luoghi della cultura di registrare e concedere in uso il proprio marchio per rafforzare l’autofinanziamento (art. 22 L. 206/2023), aprendo a sinergie su merchandising e filiere creative.
In conclusione, le Linee guida richiamano l’attenzione sulla possibilità di realizzare, mediante l’applicazione del partenariato speciale, un nuovo modello di governance nella gestione del patrimonio culturale fondato sull’attuazione di un progetto culturale condiviso con i privati interessati e definiscono le modalità operative per conferire omogeneità, efficienza ed efficacia all’applicazione di tale nuovo strumento.

